Portrait of a Bastich

Review: Batman - Assault on Arkham



Come di consueto, la DC Comics ha rilasciato con qualche settimana d'anticipo l'ultimo DC Universe Animated Original Movie, in esclusiva per il mercato digitale. Stiamo parlando di Batman: Assault on Arkham, collegato all'universo del franchise di Arkham (il cosiddetto Arkhamverse), la famosissima saga videoludica di enorme successo.

Iniziamo col dire che inizialmente temevo il peggio.
Il primo DCUO, Justice League War, non mi ha del tutto deluso: una spanna superiore ai classici film sulla Justice League, ma non ai livelli di Justice League Doom (metterei in mezzo anche The New Frontier, ma quello è un capolavoro che, secondo me, non può essere comparato ad un genere che vuole essere tutta azione e poca sostanza); tutto sommato, è stato godibile, e ha anche avuto modo di lanciare il Nuovo Universo DC animato, di cui ne fa parte il secondo lungometraggio uscito nel 2014, Son of Batman. Ecco, quello mi ha particolarmente deluso, e di questo ne ho già scritto precedentemente, e devo dire che, vista la delusione avuta anche col videogioco Arkham Origins, pensavo che ne fosse uscita una porcata. E invece, ho dovuto ricredermi!

Assault on Arkham mi ha entusiasmato! È sì parte dell'Arkhamverse, ha anche numerosi(ssimi) riferimenti alla saga, a partire dalla caratterizzazione di alcuni personaggi e le location, ma è una storia assolutamente slegata, e i legami con la saga di Arkham sono puramente visivi. In poche parole, non è una storia che va a riempire i buchi narrativi della saga, né tanto meno è un film celebrativo; assolutamente niente di tutto questo. Ha uno script originale, certo con i dovuti accorgimenti per collegarlo alla saga, ma ci sta tutto. Innanzitutto, perché i protagonisti principali non sono Batman e soci, ma la Task Force X, comunemente conosciuta come Suicide Squad, a mio modesto avviso, uno dei migliori team dell'Universo DC! Task Force X composta dai membri più storici, quali Deadshot e Digger Hankess/Captain Boomerang, e da quelli "nuovi", già protagonisti della serie a fumetti (che, a proposito, compratelo perché è divertentissimo!), King Shark e Harley Quinn - poteva mai mancare? A fargli compagnia, Black Spider, KG Beast e Killer Frost.

Insomma, un bel mix di personaggi, e una storia divertente, che finalmente ci fa riscattare dopo l'enorme delusione avuta con Son of Batman. Ottima l'idea di far conoscere ai più uno dei migliori team, sfruttando un franchise ben noto al pubblico di massa, come fan accanito DC non posso che esserne felice, anche se in cuor mio avrei voluto vedere uno script originale, magari ispirato a saghe più importanti quali Battesimo di fuoco, ma va bene anche così. Parlando di story arc, diciamo che questa versione della Suicide Squad richiama un po' quella vista in A Calci nei Denti (pubblicata nel primo volume della Lion), con tanto di rapporto tra Harley e Deadshot, un qualcosa fatta magari per renderlo riconoscibile - e/o avvicinare - ai lettori della serie.

In definitiva, è un ottimo film animato, come quelli pre-Nuovi 52 animati, e con ciò si spera di vederne altri che sappiano divertire, e che non siano soltanto scazzottate e azioni frenetiche insensate, che sebbene io stia facendo riferimento a Son of Batman, era presente anche in Justice League War. Promosso a pieni voti, insomma! Ah, una particolare attenzione alla scelta del cast: a parte Kevin Conroy, che ormai anche se presta la voce al Cavaliere Oscuro anche per soli 30 secondi, rimane sempre perfetto, qui rivediamo un po' tutti i doppiatori dei videogiochi all'opera, a parte ovviamente Mark Hamill per il Joker, qui sostituito egregiamente da Troy Baker. E, ovviamente, c'è anche una Killer Frost doppiata dall'ormai sua doppiatrice ufficale Jennifer Hale, già presente in tutte le sue trasposizioni animate e non (Injustice: Gods Among Us).

News dal ComiCon di San Diego!
E come al solito, in chiusura alla recensione di un film animato DC, partiamo con i prossimi film animati annunciati! Come già parlato in precedenza, Aquaman avrà finalmente un suo ruolo importante in un film animato, precisamente in Justice League: Throne of Atlantis, ispirato all'omonimo story arc pubblicato sulle pagine di Aquaman e Justice League nel 2012, scritto da Geoff Johns, e che seguirà gli eventi narrati in Justice League War, quindi facente parte sempre del Nuovo Universo Animato. Sempre per il 2015, inoltre, sono stati annunciati un Batman vs. Robin, un progetto non ancora ben chiaro, che pare vedrà anche coinvolta la Corte dei Gufi, e un plot originale intitolato Justice League: Gods and Monsters.
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Review: Son of Batman



Delusione.
Mai avrei pensato che un film animato DC lo avrebbe fatto, eppure è accaduto.

Son of Batman è l'ultimo DC Universe Animated Original Movie uscito in questo 2014, ed è presentato come riadattamento animato di Batman & Son di Grant Morrison e Andy Kubert. Inutile dire che non è affatto così. Per carità, sono stati pochi i riadattamenti fedelissimi, prendi per esempio Under the Red Hood, completamente riscritto se non addirittura stravolto, con nuove origini sulla rinascita di Jason Todd, ma per l'amor di Dio, lì c'era coerenza e tutto ha funzionato alla grande. Son of Batman ha tentato di fare la stessa cosa, aggiungendo nuovi elementi e mantenendone solo alcuni della storia originale, finendo col diventare un assurdo minestrone di... assurdità. Scusate la ripetizione.

Mi è veramente dispiaciuto rimanere deluso, sia chiaro. Il fatto è che ci sono state numerosissime cose che mi hanno fatto storcere il naso, a partire dalle più stupide. Andrò quindi in ordine. Le scene d'azione, completamente senza senso, un Ra's Al Ghul capace di schivare le pallottole con la spada, e un Batman che fa fuori un gruppo di Man-Bats come farebbe Superman. Dico, veramente? Va bene il cartone animato, sempre esagerato, del tipo che Bats da un cazzotto e il nemico vola dall'altro lato della stanza, però poniamoci dei limiti, e non creiamo assurdità del genere! Un'altra cosa che mi ha infastidito sono stati i personaggi, che hanno perso veramente di spessore. Innanzitutto, Deathstroke. Diamine, veramente lo vogliamo sminuire così? Un ruolo veramente insolito, questo per il buon vecchio Slade, ridotto ad essere un villain che dovrebbe risultare pericoloso solo perché ha ucciso Ra's, e non per la sua cattiveria e le sue abilità strategiche seconde soltanto a Batman. Inoltre, due paroline da spendere per quello che dovrebbe essere il protagonista assoluto: Damian, che nell'opera originale di Morrison era descritto non solo come un ragazzino testardo e arrogante, ma così pieno di sé e disprezzante dell'autorità delle regole del padre da farlo risultare odioso! Invece, in Son of Batman, è mantenuto soltanto il primo aspetto, viene accennato soltanto una volta il rispetto che lui prova verso il suo padre naturale, ma la costruzione di questo... dov'è? C'era un percorso logico in Batman & Son che faceva comprendere come Damian, in fin dei conti, rispettasse Batman, mentre qui non c'è. E c'era anche un lungo percorso che spiegava come Damian diventasse Robin, arrivando addirittura a prendersi il costume contro la volontà del padre. Qui questo non c'è. Anche sotto questo aspetto, deludente.

Poi ci sono un'altra lunga lista di cose brutte, come Killer Croc strafatto di steroidi e con una coda, il pessimo doppiaggio di Deathstroke (io continuo a preferire Ron Perlman), e le azioni completamente gestite in maniera non-sense, e ciò si nota già a partire dalle prime fasi iniziali. Insomma, mi aspettavo di trovare un bel riadattamento dell'opera di Morrison e Kubert, ma di Batman and Son sono rimasti soltanto pochi elementi: Damian, la morte di Ra's Al Ghul e l'esercito di Man-Bats. Basta, nient'altro.

Non mi resta che sperare che i film futuri siano anche solo un pelino migliori di questo, ma mi sa che le storie migliori le vedremo coi film della Justice League, e coi riadattamenti di opere a fumetti di un certo spessore. E stiamo parlando di Superman: Red Son, per dirne una. Nel frattempo, prepariamoci ad un altro film animato su Batman, che si ricollegherà all'universo narrativo del gioco Arkham Asylum (il cosiddetto Arkhamverse). Batman: Assault on Arkham dovrebbe uscire verso la fine dell'anno, presumibilmente a cavallo dell'uscita del capitolo conclusivo, Arkham Knight. Speriamo bene, almeno in quello.
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Review: Batwoman (New 52)

Sono state numerose le letture che mi sono passate tra le mani in questi ultimi mesi, e alcune anche ben lontane dal genere supereroistico americano, ma come potrei abbandonare definitivamente la DC? Non posso, per quanto possa allargare i miei orizzonti, non l'ho mai 'tradita' del tutto, ma devo dire che mi son concentrato più su vecchie letture che su quelle nuove (come i Giovani Titani e Deathstroke di Pérez, o la Justice League di Waid e Morrison), in quanto questi Nuovi 52 non mi stanno affatto stimolando, salvo alcuni casi, come Flash, Wonder Woman, Animal Man, Terra 2, e quella di cui andrò a parlare in questa review: Batwoman.


Oggi, 1 novembre e festa di Tutti Santi, nella mia piena asocialità, ho dedicato l'intera giornata alla lettura, e avendo recuperato dalla mia casella in fumetteria alcuni numeri arretrati, ho rimesso mano sui numeri 4 e 5 di Batwoman, testata che seguo regolarmente e che non ho deciso di interrompere come tante altre dei Nuovi 52. Ma per rinfrescarmi un po' la memoria, ho letto di fila tutti e 5 i numeri, perciò con la memoria fresca fresca, ho deciso di scriverne una recensione. Sì, perché Batwoman è una serie che non deve assolutamente mancare, sul vostro scaffale! La storia, interamente curata da J.H. Williams III e W. Haden Blackman (con il primo che ne cura anche i disegni, nei primi e in alcuni numeri) si divide al momento in tre parti: Idrologia, Affogare il Mondo e Le più forti del mondo (World's Finest, ricorda qualcosa?) più una quarta ancora in corso negli Stati Uniti, This Blood is Thick, e narra in maniera molto lineare e scorrevole le vicende della rossa Kate Kane, ex soldato radiata dall'esercito per essere omosessuale e vigilante che, attenzione, non è affiliata a Batman. Sì, perché il personaggio di Batwoman è ben diverso dagli alleati del pipistrello, ed è esattamente la sua controparte femminile: autoritaria e maniaca del controllo, ha sotto la sua ala protettiva la cugina Bette Kane (Flamebird dei Giovani Titani), la quale viene trattata con molta freddezza da Kate, che addirittura la definisce "cadetto", mostrando un continuo distacco. Questo perché, proprio come il Batman della 'dark age', Batwoman è un guerriero solitario. Il "suo Alfred" è il tormentato padre Jacob Kane, con il quale non vive affatto un buon rapporto, a seguito degli avvenimenti narrati precedentemente al reboot, sulle pagine di Detective Comics. Su quelle pagine, faceva ritorno una figura molto legata a Kate Kane, ovvero la gemella Elizabeth impazzita e al controllo della Religione del Crimine; il padre Jacob ne era a conoscenza, ma aveva tenuto nascosto il fatto alla figlia, e per questo il rapporto tra i due si incrina. Questi avvenimenti, che vengono continuamente citati all'interno della serie, sono raccolte in un unico volume, ovviamente pubblicato da Lion, e già reperibile in fumetteria.

Quanto vi troverete tra le mani il volume di Batwoman, sapete che ciò che state leggendo non sono frutto di storie che avranno una breve conclusione, ma sono fatte per essere portate ad una trama molto più complessa e ben articolata, e ogni evento non è affatto casuale: dalla presenza di Batman che le chiede di unirsi alla Batman Inc., all'incontro con Cameron Chase e Bones del D.E.O. (Dipartimento Operazioni Extranormali), personaggi ricorrenti nelle trame della testata. In questi primi 5 volumi, il fulcro centrale della storia gira attorno ad una nuova gang che di fatto sgomina l'intera Religione del Crimine prendendo il controllo di Gotham attraverso dei sortilegi magici che si alimentano delle superstizioni degli abitanti della città. Ovviamente, vengono messe in risalto anche le relazioni di Kane con il padre Jacob, la cugina Bette e il suo interesse amoroso e detective della polizia di Gotham, Maggie Sawyer (vecchia conoscenza, dell'Universo DC). A fronte di trame molto articolate e dinamiche, c'è anche una caratterizzazione dei personaggi veramente ben fatta; nessuno, e intendo nessuno dei personaggi è messo da parte, e la loro psicologia non è da meno, nonostante il tutto giri attorno al personaggio di Kate. Non mancano infine i colpi di scena, assolutamente non buttati a caso, forse un po' scontati ma che danno un input in più a voler continuare a leggere. E ovviamente, la punta di diamante di questa serie: il team up con Wonder Woman, uno dei meglio riusciti negli ultimi anni, non tanto per ciò che viene raccontato o la caratterizzazione (comunque assente, quasi solo accennata), ma proprio perché dà quella sensazione di 'epicità' alla storia, dandogli una marcia in più.

Ma c'è da dire che l'unica cosa per cui veramente merita questa testata, sono i disegni, strutturate completamente in intere tavole da due pagine, come delle splash pages, lasciando pochissime pagine all'impaginazione classica. L'impatto visivo che rende questa testata unica è veramente forte, tanto anche da dare uno stile di narrazione diversa a ogni capitolo. In Hydrology, curato interamente da J.H. Williams III, c'è un voluto distacco tra pagine singole e tavole a due pagine, e offre una narrazione lineare, raccontando gli eventi nell'ordine in cui essi avvengono; diversamente accade nella seconda parte, To Drown the World (disegnato, anche in maniera goffa devo dire, da Amy Reeder Hadley) invece presenta pagine singole con vignette molto larghe, e la storia si sposta di personaggio in personaggio facendo numerosi salti temporali, che comunque non stonano e sono facili da seguire (sempre se non si soffra di qualche deficit d'attenzione). L'ultima parte, World's Finest, invece offre numerose tavole a due pagine, o a pagina singole ma con disegni che coprono tutta la pagina per offrire al lettore proprio quella sensazione di 'epicità', sulla quale la trama ne sposta i toni, concentrandosi maggiormente sui pensieri dei protagonisti (a discapito degli enormi disegni, c'è molto da leggere!). Per finire, sul numero zero (presente nel quarto volume) ancora una volta si cambia stile, e ai disegni torna J.H. Williams III, distaccandosi nettamente dallo stile della storia principale. Di fatti, in quella che narra le origini di Kate Kane, c'è un vero e proprio rifacimento di Batman: Anno Uno, con Williams che ripropone addirittura lo stesso stile di disegno di David Mazzucchelli. Varietà, quindi, è la parola d'ordine per questa serie. Non c'è il rischio di incappare in una storia monotona, e anzi, ogni capitolo ha uno stile di narrazione a sé stante, che non è di nessun peso al lettore.


In conclusione, come già ribadito, Batwoman non è una lettura da lasciare in disparte, anzi: è una testata che va assolutamente letta, una delle più belle di questo reboot della DC Comics, con protagonista uno dei migliori supereroi creati  negli ultimi 10 anni (sebbene Kate "Batwoman" Kane sia alla sua seconda o terza incarnazione). Non vi basta tutto ciò? A quanto hanno lasciato trapelare gli spoiler, si prevede uno scontro tra la rossa Kate e Batman... ne vedremo delle belle!
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Comunicazione di servizio + Considerazioni Random


Luglio è stato un mese abbastanza spento per il blog, lo so. E mi scuso per quella ristretta cerchia che segue assiduamente il blog, sia per passione che per reperire le scan di Injustice. Senza andare troppo nello specifico e sbandierare i fatti miei, dico solamente che è stato un mese abbastanza movimentato per il sottoscritto, e ciò mi ha rallentato parecchio nella pubblicazione dei post, che tranquillizzo tutti dicendo che ce ne sono accantonati un bel po', e quando tornerò il blog non peccherà di contenuti! Questo, ovviamente, tempo permettendo. Tra impegni vari e lavoro, si spera sempre di riuscire a ritagliarsi uno spazio per questo piccolo spazio virtuale. Senza contare che, incrociando le dita (e se mi volete almeno un minimo di bene, incrociatele anche voi per me!) ho intenzione di seguire qualche corso che mi possa inserire nel mondo fumettistico come sceneggiatore, e se ciò andrà in porto, gli impegni si triplicheranno. Insomma, Portait of a Bastich comunque non ha intenzione di abbandonarvi, e tornerà presto! Ma se proprio vi mancherò, vi consiglio di mettere il like alla mia pagina Facebook, dove potrete trovare alcune notizie random sulla DC Comics, e seguire qualche conversazione tra appassionati dell'Universo DC.

E a proposito di notizie, ne approfitto anche per dar voce ad alcuni rumor e notizie uscite proprio questo mese, un po' da tutto l'Universo DC, andando a esprimere anche il mio punto di vista.

Iniziamo col parlare di Trinity War, il primo crossover del Nuovo Universo DC che, a quanto pare, andrà a coinvolgere tutti i Nuovi 52, e che avranno come assoluti protagonisti le tre Justice League (JL, JLA e JL Dark) e la cosiddetta Trinità del Peccato, composta da Lo Straniero Fantasma, The Question e Pandora, che come sappiamo è stata l'artefice della nascita del Nuovo Universo DC. A lavorare sull'evento ci sono nientemeno che gli scrittori di punta del momento di Casa DC, ovvero Geoff Johns e Jeff Lemire, il quale si sta dedicando a numerose testate principali dei Nuovi 52 (Animal Man, Constantine, Justice League Dark e Freccia Verde) riscuotendo un notevole successo. In Italia, il suddetto crossover sta iniziando a delinearsi, e a breve ci verrà introdotta la nuova testata denominata Justice League of America, con protagonisti una nuova JLA capitanata da Steve Trevor e i cui componenti sono elementi tutt'altro che facilmente gestibili, come Freccia Verde, Hawkman, Catwoman, Simon Baz e Vibe. In America, invece, la mini-serie (composta da sei numeri) è appena agli inizi, e a giudicare dalle prime impressioni, sembra che l'evento sarà abbastanza godibile (avremo, a quanto pare, anche una riproposizione dello scontro tra Superman e Capitan Marvel/Shazam!). Ma, lì dove i presupposti iniziali sembrano interessanti e ben piazzati (con tanto di elemento magico, che tanto adoro nell'Universo DC), il tutto sembra un crossover degno dei migliori della Marvel, in cui a scontrarsi non sono eroi e villain, ma bensì, eroi ed eroi. Ovviamente, è ancora presto per dirlo, ma a caldo, questa è stata l'impressione che mi ha dato, sarò lieto di essere smentito se non sia così. Teniamo anche conto, tra l'altro, che nei mesi successivi a Trinity Wars, avremo anche il crossover Villains Forever, con protagonisti assoluti la Società Segreta dei Super-Criminali, nonché i maggiori "cattivi" dell'Universo DC, che hanno fatto la loro apparizione proprio tra le pagine di Justice League of America.

Passiamo oltre, e spostiamoci al mondo dei videogames. Avrete già visto sicuramente il nuovo personaggio DLC di Martian Manhunter per Injustice: Gods Among Us, con tanto di skin di John Stewart per Lanterna Verde, e avrete visto sicuramente anche gli artworks di Black Canary, i quali lasciano supporre la sua presenza come futuro DLC. Beh, sicuri che non avremo nessun altro Season Pack, ma a giudicare da quanto detto Ed Boon, i prossimi personaggi DLC saranno esclusivamente dei "fan favourites", ovvero i più rischiesti dagli appassionati, e noi ovviamente speriamo in bene, tra personaggi DLC gustosi e interessanti, e skin di alto livello (diciamocelo, quella di John Stewart è stata inaspettata!). Altro da dire? Beh, nei prossimi mesi vedremo l'uscita di Young Justice Legacy e Batman: Arkham Origins, i quali entrambi hanno ricevuto parecchie critiche positive da parte di chi lo ha testato in occasione del Comi-Con di San Diego di quest'anno. E, neanche a dirlo, specialmente per il secondo! Arkham Origins, sebbene avrà un gameplay pressoché simile ai titoli precedenti, ha alle spalle un vero senso di innovazione, dalla modalità storia alle novità sparse tra gadget e modalità detective. Anche il cast, non sarà da meno: Copperhead (una nuova versione disegnata solo per il gioco a quanto pare) è stata rivelata solo recentemente, ma abbiamo conferma di altri personaggi come Joker, Maschera Nera, Deathstroke, Deadshot, Pinguino, il Cappellaio Matto, Anarchy e Bane, che forse finalmente finirà di essere la macchietta nei giochi Arkham. Ho detto tutto? No, forse ho dimenticato di menzionare che Arkham Origins avrà un multiplayer online. Oh, ma lo sapevate già.

Cinema, TV e home video. Oggi è uscito in blue-ray The Flashpoint Paradox, il nuovo DC Universe Animated Original Movie. Se non l'avete già visto, fatelo. O leggetevi la recensione. Cos'abbiamo appreso? Che il restyling degli eroi è arrivato fino all'Universo Animato, e, grazie al Comi-Con, ora sappiamo i titoli dei prossimi film animati: Justice League: War (ispirato alle origini della JL nei Nuovi 52), Son of Batman (che c'è da dire? Si capisce da sé che è ispirato a Batman and Son di Grant Morrison!) e Batman: Assault on Arkham che a quanto pare sfrutterà il franchise videoludico, se addirittura non andrà a riproporre il primo capitolo, Arkham Asylum, in versione animata. Questo per quanto riguarda l'home video, ora parliamo d'altro, di Arrow, precisamente. Se avete letto la mia recensione, sapete quanto abbia adorato la serie, tanto da ridurmi a non voler vedere nemmeno la seconda stagione; ebbene, le carte sono cambiate. La vedrò. E non perché introdurranno Black Canary (tanto farà cagare ugualmente), ma per l'introduzione di Barry Allen nell'Universo televisivo. Esattamente, Flash apparirà in Arrow in ben tre episodi (8, 9 e 20) e molto probabilmente avrà una serie tutta sua! La mia unica speranza, è che The Flash non sarà la stessa cosa di Arrow, e che avrà dei toni molto più vicini al fumetto che una totale rivisitazione in chiave realistica (quelle, riescono bene soltanto a Nolan). Ma, il piatto forte del Comi-Con è stata la rivelazione del sequel di Man of Steel, che avrà come co-protagonista niente meno che Batman! Il team rimarrà lo stesso: Zack Snyder e David S. Goyer alla regia e alla sceneggiatura, mezzo cast di MoS confermato (Cavill, Adamx, Fishburne e Lane), da decidere è soltanto l'attore di Batman, per il resto sappiamo che le riprese inizieranno nel 2014 a Vancouver, e che Superman Vs. Batman (questo il titolo provvisorio) uscirà nelle sale il 2015. E noi, non vediamo l'ora. Almeno io mi sto già fappando!


Insomma, tra tutte queste belle notizie, Portrait of a Bastich vi saluta temporaneamente, ma tornerà presto, con tanti Secret Files, DC Girls e Review! Non mi abbandonate! See ya', bastich!
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Review: Justice League - The Flashpoint Paradox

DC Universe Animated Original Movies. Ovvero, lungometraggi animati ispirati alle saghe originali a fumetti DC Comics, che ormai siamo abituati a vederne almeno tre all'anno, e salvo qualche parentesi dedicata a Wonder Woman e Lanterna Verde, i protagonisti assoluti sono sempre stati Superman, Batman e la Justice League. Quest'anno, dopo l'uscita della seconda parte di The Dark Knight Returns ispirato all'omonimo graphic novel di Frank Miller, e Superman: Unbound, è toccato al nuovo film della Justice League, The Flashpoint Paradox, ispirato alla miniserie-evento che ha cancellato il vecchio Universo DC per far rinascere quello dei Nuovi 52, Flashpoint. Non solo un ottimo proposito per portare una ventata di aria moderna anche alle serie animate, ma anche, anzi soprattutto, per risaltare uno degli eroi principali dell'Universo DC, sempre bistrattato nelle precedenti trasposizioni. Ma tale film, è stato all'altezza delle aspettative? Questo rinnovamento all'interno dell'Universo Animato DC può fare del bene, oppure no? Scopriamolo, con il Review di Portrait of a Bastich!


Prima di iniziare, è doveroso, come consueto, ricordare che leggere quanto di seguito, comporta il rischio di incappare in qualche spoiler, in quanto verranno anche prese in considerazione le comparazioni tra film e fumetto, e ci sarà tanto da dire, a riguardo. In tal caso, vi ricordo che il film uscirà in blue-ray il prossimo 30 luglio, e che è già disponibile sullo shop di iTunes per il formato digitale. Non parlo di download illegale, se volete, lo pagate! Come giusto che sia. E qui, chiudiamo la parentesi introduttiva/pubblicitaria.

Come ci si aspettava, The Flashpoint Paradox riprende pari pari gli avvenimenti della serie a cui si ispira, apportando però qualche leggera modifica per rendere la storia lineare e non rendere il tutto troppo confusionario, evitando di inserire elementi troppo "elaborati" per rendere il minutaggio del film godibile. Come già detto, e ribadito più volte, essendo Flash uno degli eroi più bistrattati nell'Universo Animato DC (in parte dovuto alla caratterizzazione di Wally West, il "Flash allegro", che è stato protagonista per anni nelle serie animate), introdurre i Nemici e l'Anti-Flash non era certamente un compito facile, in quanto non c'è mai stato un vero e proprio approfondimento del personaggio, quindi, per quel poco che si è tentato di fare, non ci si può lamentare, se abbiamo trovato il tutto molto semplificato: qui, i Nemici appaiono come un gruppo di villain qualsiasi, che addirittura combattono al fianco di Eobard Thawne, il quale non perde tempo comunque a tradirli. Successivamente, c'è l'intervento della Justice League, il quale sembra avvenire in maniera un po' casuale, un po' come se dovesse essere fatto per ricordare che questo altro non è che un film sulla JL, sebbene il protagonista assoluto sia Flash. Scelta commerciale azzeccata, comunque sia; invece di rischiare il tutto e far comprare un titolo con su il nome di Flash, si è preferito dedicarlo all'intera Justice League, che non ha mai deluso le aspettative, economicamente parlando. Parte introduttiva finita, in cui viene accennato il passato di Barry Allen e delle origini del Reverse-Flash, il film ha finalmente inizio.

Le sequenze nell'Universo di Flashpoint sono pressoché identiche, stesse dinamiche e quasi gli stessi dialoghi, con leggere modifiche apportate; dal risveglio di Barry al lavoro (che sfocia in una semi-citazione degli avvenimenti precedenti a Flashpoint), fino all'introduzione di Batman/Thomas Wayne e di Cyborg. In sequenze che sembrano scorrere un po' troppo frettolose, senza comunque tralasciare alcuni elementi, anche se semplificandoli, ci ritroviamo con Barry che riacquista finalmente i suoi poteri, arrivando a ricordare cosa è accaduto in questa nuova linea temporale. Qui, c'è una sequenza che è un po' troppo confusa, che cerca di riassumere al meglio gli avvenimenti principali di quel nuovo Universo in maniera troppo veloce; a seguire, non ci si dimentica comunque, uno sguardo generale a cosa accade al resto del mondo. Ci vengono, quindi, presentate la brutalità di Aquaman e Wonder Woman, nonché un breve scontro tra numerosi personaggi dell'Universo DC (da Icicle Jr. a Clayface, da Kaldur'ahn e Garth a Etrigan e Grifter, e così via). Infine, possiamo trovare notevoli differenze in alcuni elementi, dal più evidente assassino della madre di Barry (che non è il Reverse-Flash, ma inserire questo elemento nel film, sarebbe stato troppo), alla causa dell'esplosione che rischia di mettere fine al Mondo intero. Di fatti, nel fumetto, la minaccia più grande era rappresentata da Terra e Geo-Force, rispettivamente imprigionati dalle Amazzoni e dagli Atlantidei come "arma finale", mentre qui, è Capitan Atom ad essere imprigionato da Aquaman. Ma, se da un lato queste piccole differenze sono pressoché insignificanti, e che sono fatte per sfruttare al meglio il poco tempo a disposizione e riuscire a raccontare la storia, c'è una falla enorme, nel film. O almeno, per me è stata una mancanza che si è fatta parecchio sentire.

Sto parlando del senso dell'atto eroico di Flash, sia quando decide di salvare il mondo nonostante non sia la sua linea temporale, sia del suo sacrificio che compie per riportare tutto alla normalità. Ebbene sì, se si ha letto Flashspoint, questa mancanza è effimera, alla fine il film ne è la trasposizione, e si è cercato di fare il meglio che si è potuto. Ma la mancanza di interazione tra Barry e sua madre, a mio avviso, è stato un grosso buco a quello che sarebbe potuto essere un gran film animato, anche perché le scene finali sono quelle più mozzafiato, e aggiungere un elemento simile, sarebbe stato a dir poco perfetto. Ed è per questo che ci son rimasto male, quando non ho visto il discorso finale tra Barry e sua madre. Si è cercato di valorizzare Flash al meglio che si poteva, in questo film, ma tralasciare il suo sacrificio, e lasciarlo solo intendere, ha solo levato un po' di quel 'sentimentalismo' che tanto fa bene a ogni tipo di film, e che avrebbe aiutato ulteriormente a far amare il personaggio di Flash.


Passando al lato tecnico, non sono rimasto insoddisfatto dal doppiaggio, ma sono i disegni che mi hanno un po' deluso. Parliamoci chiaro, quando mai i personaggi nei cartoni DC sono stati proporzionati? Togliendo dei rarissimi casi, possiamo dire mai, ma in The Flashpoint Paradox c'è come una sorta di rifinitura che è ben dettagliata, ma in linea con le proporzioni (spalle grosse e corpo minuscolo) stona parecchio. L'animazione, invece, è tutt'altro che deludente; ho un po' storto il naso nella sequenza finale (che, a proposito, mi ha un po' ricordato la fine dei film di Spider-Man), però non è malaccio. Insomma, non toglie godibilità al film, nel senso che si può sempre guardare. Parlando del doppiaggio, come detto, non sono rimasto deluso. Nel cast, ritroviamo doppiatori classici come Kevin Conroy (Bruce Wayne), Nathan Fillion (Hal Jordan), Dana Delany (Lois Lane) e Ron Perlman che ritorna per l'occasione a ridoppiare il personaggio di Deathstroke dopo la serie Teen Titans. Tanto di cappello a Kevin McKidd per la sua interpretazione di Thomas Wayne, e ovviamente a Justin Chambers che sostituisce Michael Rosenbaum (il Lex Luthor di Smallville), doppiatore di Flash da ormai più di 10 anni.

In definitiva, se dovessi dare un voto a The Flashpoint Paradox, sarebbe un 8.5 in quanto mi aspettavo leggermente di più, e per i motivi che ho elencato due paragrafi fa. Tuttavia, il futuro dei DCUAOM promette bene: dopo i titoli di coda, viene mostrato un'anticipazione di quello che sarà il prossimo film che vedrà luce nel 2014, Justice League: War, ispirato alla run che ha introdotto per la prima volta la Justice League nei Nuovi 52. Avremo, quindi, il restyling anche nell'Universo animato, a quanto ci hanno lasciato presagire alla fine di The Flashpoint Paradox, dove Batman e Flash hanno proprio i loro nuovi costumi. Scelta abbastanza controversa, se contiamo il fatto che, a discapito del successo che comunque il reboot ha avuto e sta avendo, molti fan di vecchia data hanno abbandonato la DC proprio a causa di questo. Optare per un nuovo team di doppiaggio (cosa che quasi sicuramente avverrà, purtroppo), distaccherà ulteriormente a ciò che era il vecchio Universo animato, probabilmente, arrivando a far allontanare anche i fanboy più ottusi e legati alle visioni classiche degli eroi DC. Ma noi, ovviamente, siamo speranzosi, e crediamo nel rinnovamento.
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Supereroi


La lettura gioca una parte importante, nella nostra vita. Essa ci aiuta a crescere, ci apre la mente, aiuta ad allargare i nostri orizzonti; ma spesso, il ruolo che ricopre è principalmente quello di "intrattenerci". E i fumetti, grosso modo, hanno come scopo principale proprio questo. Ci isolano dal mondo esterno, ci accompagnano in un luogo di fantasia fatto di personaggi colorati ed eccentrici, capaci di stimolare la nostra fantasia. Nel corso degli anni, il fumetto si è evoluto fino a venir considerato una vera e propria forma d'arte, grazie anche alle tematiche 'pesanti' affrontate da generi disparati, molti dei quali mettono in risalto i lati più cupi della nostra società, senza considerare la capacità di riuscire a coadiuvare disegni ben fatti e storie ben raccontate capaci di trasmettere emozioni, e sì, anche capaci di portare il lettore a riflettere. Il genere supereroistico, sebbene ancora oggi sia bistrattato da chi lo osserva da lontano, non è da meno. Al di là dei loro mantelli, dei loro costumi colorati, delle scazzottate e dalla scia di distruzione che si lasciano dietro, i supereroi rappresentano un ideale superiore, ed è ciò che cercano di trasmettere nelle loro storie di pura fantasia.

Nel corso degli anni, più di un universo supereroistico sono nati, affiancando le già famosissime DC Comics e Marvel, come la Image e la defunta Wildstorm, e ognuno di questi ha sempre dato un'immagine personale ai supereroi. Case editrici come Vertigo o Wildstorm, per esempio, hanno puntato su tematiche più mature, sempre legate ad un mondo immaginario, ma con toni più cupi che meglio riescono a rispecchiare la società in cui viviamo, mentre le due principali, DC e Marvel, vanno per altre vie, scegliendo di ambientare le loro storie in un mondo utopico ma con scelte nettamente differenti. La Marvel, decide di tenersi su una caratterizzazione di un mondo che non vede di buon occhio i supereroi, i quali a loro volta appaiono decisamente con più sfumature rispetto agli eroi della DC, arrivando anche ad avere un "lato oscuro"; le storie, sempre caratterizzate da un particolare "realismo" che permette un paragone che più si possa avvicinare al nostro mondo, danno sempre più di uno spunto riflessivo, permettendo di guardare la storia da più angolazioni, senza dimenticarsi del lettore. Sotto moti aspetti, la Marvel è per il lettore; non si dimentica mai di lui, e del suo punto di vista, facendo in modo che il ruolo del supereroe possa essere visto da un'ottica più obiettiva, mettendo in discussione anche la morale, talvolta. La DC Comics, invece, è un altro discorso. L'Universo DC è un mondo utopico, popolato da supereroi che vengono amati ed acclamati, dove i Governi mondiali, se pur alla ricerca di tenere il controllo (assumendo, a volte, il ruolo di nemico), appaiono impotenti dinnanzi a loro e alla loro sensibilità morale. Il supereroe, nell'Universo DC, è ciò che dovrebbe davvero essere, e vale a dire, un simbolo di speranza e cambiamento per l'umanità.

Tutta questa lunga premessa, per raccontare la mia personale esperienza con i supereroi, e più particolarmente con l'Universo DC. A discapito di quanto possa sembrare, posso definirmi un neofita del genere; ho avuto tra le mani il mio primo fumetto di Batman solo nel 2009, senza contare però una copia di Batman Black & White contenente una breve storia sul passato di Due Facce quando avevo ancora l'età di 8 anni (ad oggi, ahimè, non so che fine abbia fatto). Il fumetto in questione, è Batman: Anno Uno, presente nei volumi da edicola editi da Planeta, cui sono riuscito a reperire solo i primi 20 numeri, arrivando a conoscere importanti saghe come Una Morte in Famiglia, Cataclisma, Terra di Nessuno e Hush. Inizialmente, l'interesse verso Batman nacque ingenuamente; da sempre affascinato dal mondo dei supereroi (proprio grazie ai film Marvel), avevo identificato Batman come il mio supereroe preferito, e il motivo era semplice: Batman è un umano, non ha bisogno di super-poteri. La sua più grande arma è la sua determinazione. Correrò il rischio di essere banale, ma Batman ha avuto un grande impatto sulla mia vita. Quel lato oscuro che tendeva ad abbracciare è stato praticamente il mio specchio, negli anni a venire; in particolar modo il Batman di Greg Rucka, nella cui run fu introdotta Sasha Bordeaux e venne messo in risalto il lato solitario e autodistruttivo di Bruce Wayne. Quelle letture, oltre a regalarmi dei momenti veramente intensi e interessanti, mi aiutarono a scrutarmi nell'animo, e iniziare a comprendere veramente chi io fossi veramente. Ma non era abbastanza. Dovevo ancora crescere.

Subito dopo Batman, ci fu Wonder Woman, ma non dopo aver iniziato a farmi una "cultura" sull'intero Universo DC leggendo importanti saghe come Crisi sulle Terre Infinite e Crisi d'Identità. Con Wonder Woman, iniziò a delinearsi il mio ideale di uguaglianza, abbandonando definitivamente quegli ideali sessisti di differenziazione tra uomini e donne. Oltre ad esso, Wonder Woman mi affascinava anche per le sue origini derivanti dalla mitologia greca, di cui sebbene non la conosca da cima a fondo, mi ha sempre affascinato in particolar modo. Poi fu la volta di Lanterna Verde, di cui, dopo varie letture classiche, arrivai a leggerne l'intera continuity di Geoff Johns, da Rinascita a Nel Giorno Più Splendente (ahimè, non ho mai letto La guerra delle luci). Lanterna Verde ha rappresentato per me un'apertura mentale definitiva, spazzando via ciò che Batman mi aveva lasciato. L'immagine di un eroe, che non è poi un supereroe, ma un poliziotto spaziale, che svolge le sue avventure nello spazio, quindi verso l'ignoto, è stato per me un chiaro riferimento all'allargamento di orizzonti. Ma se c'è una run che ha avuto un vero forte impatto, è stata La Notte Più Profonda, e non solo per la sua caratterizzazione particolare, che è riuscita a scavare nelle fondamenta della storia della DC Comics, ma per il senso dietro la storia. Le Lanterne Nere che uccidono alimentandosi delle emozioni delle loro vittime, che a loro volta diventano uno di loro, è un chiaro riferimento all'apatia; portare allo stremo le proprie emozioni, farle crescere, fin quando non vengono risucchiate dal male, un male che non arriva da dei cadaveri di persone care, fondamentalmente, ma delle proprie emozioni che provavano verso di loro, nonché loro stessi. Cos'è un Universo senza emozioni? Nekron parlava di equilibrio, perché la vita è il caos, e l'apatia è l'unica maniera sensata di vivere, ma non è così. È proprio quel caos, alla fine, che distrugge l'apatia, la vera morte dello spirito umano. La Notte Più Profonda è questo, e molto di più, ed è dimostrazione del genio creativo di Geoff Johns, che riesce in qualsiasi modo a scrivere storie che sono accessibili a qualsiasi tipo di mentalità, arrivando a colpire nel segno.

Se Batman e Lanterna Verde, attraverso le loro saghe, hanno delineato maggiormente il mio carattere, non è stato da meno Flash. Lui, il Velocista Scarlatto che nel corso degli altri ha rappresentato svariate cose: eredità, famiglia, sacrificio ma prima di tutto umiltà e umanità. Sì, Flash è il più umano di tutti gli altri eroi, più di Batman stesso; non è questione di poteri o no, e a volte nemmeno di determinazione: è integrità morale. Barry Allen e Wally West hanno ricevuto per caso i loro poteri, e li hanno abbracciati combattendo per ciò che ritenevano giusto, e non perché mossi dal peso della responsabilità, ma dalla loro sete di giustizia. Un buon esempio è Barry Allen, il quale prima di diventare Flash, era innanzitutto un poliziotto. Forse, Flash è il supereroe che più si avvicina all'eroe della Marvel, quello umano, un po' come Spider-Man, ma senza il concetto del "supereroe con superproblemi"; niente peso per le responsabilità, niente pentimento, niente voglia di concludere la propria carriera da eroe. Essere solo un supereroe, perché è ciò in cui si crede.


Se non ci è chiaro ancora il concetto di Supereroe, Superman può essere l'identificativo perfetto. Non a caso ne parlo per ultimo, in quanto l'eroe di Krypton è stata la mia ultima tappa verso la mia maturazione (almeno in campo emotivo/riflessivo). Converrete tutti con me se affermo che non si può pronunciare la parola "supereroe" senza ricollegarlo a Superman; e anche se ciò è facilmente riconducibile al fatto che lui è stato il primo di tutti, in realtà c'è anche molto di più, e vale a dire l'ideale cui rappresenta. Forse tenderò ad esagerare, ma possiamo vedere Superman come un Gesù moderno, colui che ha il compito di portare la pace all'umanità, al fine di farla crescere, evolvere, abbandonando ogni conflitto, e iniziare a sperare nel bene, e coltivare questo nostro lato. Un po' tutti noi, in un modo o nell'altro, anche solo per un periodo nella nostra vita, abbiamo pensato a coltivare più il peggio che c'è in noi stessi. Egoismo, avidità, dettato sempre da invidia o insoddisfazione. Superman rappresenta l'ultima speranza per l'umanità, che può portare l'umanità a prosperare, coltivando quel lato "buono" e altruista insito in noi. Ma cos'ha Superman in più rispetto ad altri? È un essere potentissimo, comparato agli esseri umani è un vero e proprio dio; ma nonostante ciò, è cresciuto sulla Terra, in mezzo a noi, e ciò rende di lui un umano, con gli stessi nostri problemi. Superman ha sulle spalle il peso del mondo, e il suo non è un ruolo facile. E ciò ci riporta un po' al significato del supereroe, del ruolo che all'interno di un Universo immaginario deve avere e che, inevitabilmente, si riflette sullo stesso lettore. Niente coinvolgimento, nessuna sensazione di "rispecchiarsi" nel personaggio. Ispirazione. Questo è il supereroe, racchiuso nella figura di Superman.

Ho parlato di come i supereroi mi abbiano cambiato la vita, di come mi abbiano aiutato a crescere emotivamente, ma ciò non vuol dire, comunque, che il significato del supereroe sia un ideale superiore ad ogni cosa. Relativamente, il loro senso è quello, ma non scordiamoci cosa deve rappresentare un fumetto: intrattenimento. I tempi sono cambiati, le storie sono passate dall'essere spensierate, prive di alcuna logica, fino a diventare "mattoni" racchiudenti significati profondi, che possono solo stimolare l'attenzione del lettore, senza mai perdere, ovviamente, le dinamiche del racconto supereroistico. Dinamiche che spesso e volentieri, in determinati periodi storici, erano completamente differenti da quelle di oggi, senza alcun significato 'profondo', perché la gente, all'epoca, ricercava solo spensieratezza. Oggi no, il lettore richiede tematiche forti, dure, e il genere supereroistico, sebbene vacillante e mal visto dai più, continua a seguire la stessa linea, forse giudicata "infantile" perché piena di "buonismo", e "stranamente", è un genere che non è ancora destinato a morire. Forse i supereroi riescono davvero, nel loro intento? Può darsi, ma non dimentichiamoci che, per quanto possano farci riflettere e migliorare, i fumetti sono e rimarranno sempre uno strumento che ci aiuta a sviluppare la nostra fantasia, a portarci in ambientazioni volutamente staccate dalla realtà, ed è principalmente per questo che esistono, e per cui molti di noi continueranno a comprarli.
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What the fuck am I reading? [Catwoman di Ann Nocenti]

Apro (con dispiacere) la nuova rubrica di Portait of a Bastich, "What the fuck am I reading?", che possiamo tradurre in italiano "Che cosa cazzo sto leggendo?", il quale scopo principale è facilmente intuibile. Ma per coloro che sono un po' lenti a capire, è sempre meglio dare delucidazioni: avete mai letto qualcosa di così pessimo da farvi esprimere, appunto, "ma che min**a sto leggendo?" accompagnato da una voglia di lanciare dalla finestra il libro/fumetto in questione (come il buon Bradley Cooper insegna)? Bene, il mio scopo è quello appunto di parlare di obbrobri veri e propri proposti dalla DC, e quale modo migliore di aprire la rubrica (che si spera avrà pochi numeri) se non con la Catwoman di Ann Nocenti?


Se seguite il mio blog abitualmente, o aveste almeno letto la descrizione sul sottoscritto nell'apposita pagina, sapete esattamente come ami il personaggio di Catwoman, tant'è che le dedicai uno dei primi articoli del blog (che trovate a questo link, se vi interessa). Immaginate, dunque, il mio rammarico nel dover parlare negativamente di lei, del suo personaggio e delle sue storie; ma a discapito di quanto si possa immaginare, la causa del mio male ha il nome di Ann Nocenti. Parliamoci chiaro, la testata di Catwoman non è che sia mai stata lanciata come gran capolavoro, l'unico aspetto che richiamava l'attenzione era la caratterizzazione dei disegni, in cui appariva una Catwoman più giovane e più sensuale del solito (e in pose un po' troppo innaturali), ma tutto sommato le storie, curate inizialmente da Judd Winick, non erano malaccio. Certo, la velocità in cui gli avvenimenti si sono susseguiti è stato tutto troppo frenetico, ma almeno di base una storia c'era e veniva raccontata egregiamente, senza mai lasciarsi alle spalle la caratterizzazione di Selina Kyle, ragazza giovane, ladra esperta, ma sfortunata vittima di eventi che non è riuscita a controllare. E da lì, giù di comportamenti irresponsabili, ma dettati sempre dalle motivazioni reali, mai lasciate da parte, che Selina in fin dei conti, soffre. Qualcuno, però, si è seccato di Judd Winick e dei disegni di Guillem March, puntando il dito contro alla scollatura sempre in bella vista e alle pose tutt'altro che naturali e ha fatto sì che la loro richiesta venisse esaudita: via Judd Winick, per Catwoman effettivamente ci vuole una donna a scriverla! Una che sappia cosa vuol dire essere una donna con le palle! Una che di femminismo ne ha da vendere, e che possa far rivalutare in maniera positiva uno dei personaggi più amati di sempre, anche da quelli che non seguono i fumetti! E chi avreste mai pensato voi? Gail Simone? La scelta sarebbe stata più ovvia, visto che lei i personaggi li sa valorizzare e se parliamo di dare più spessore a Catwoman, sarebbe stata perfetta. E invece no... la DC fa la scelta intelligente di mandare Ann Nocenti ad uccider.. ehm, scriverne le storie.

Ora dovrò fare il punto della situazione: io ho letto soltanto il numero zero di Catwoman, perché ero fiducioso (non conoscevo ancora la Nocenti, e ne avevo sentito parlare bene per un suo lavoro su Devil per la Marvel), e a quanto pare ho anche fatto bene a non continuare e a decidere di smettere di comprarlo in fumetteria. La mia ragazza, però, è appassionata di Catwoman e l'ha continuata a seguire, e premetto che tutto ciò che sto per elencare sono dettate da lei e dalle sue opinioni, che ovviamente ho controllato e condivido a pieno. Iniziamo a parlare del numero zero: dire che è sconclusionato è come dire che la Torre Eiffel è grandicella ma niente di che. Nocenti cancella il passato da prostituta di Selina, evidentemente giudicato troppo degradante per una donna, e da ragazza vissuta da quand'era piccola per strada diventa una segretaria. Vi ricorda qualcosa? In quella che è una storia totalmente incasinata, con balzi temporali inutili e confusionari e dialoghi pressoché ridicoli, veniamo a scoprire che Selina Kyle non esiste, in realtà il suo vero nome è Irina Dubrovna. Entra in scena quindi un uomo, che invece di darle spiegazioni le urla addosso, fin quando Selina cade giù dal tetto, per poi venire rianimata da dei gatti. Michelle Pfeiffer? Halle Berry? Sorvoliamo sul fatto che lei si cuce il costume da UNA TENDA, e passiamo al resto della storia; come già detto, ci sono troppi balzi temporali che rendono confusionaria la trama, che vanno a narrare avvenimenti del tutto scollegati ad essa. Beh, ma questo è solo il numero zero, è un punto di inizio della nuova gestione di Ann Nocenti, quindi ci verrà spiegato tutto con calma. E invece, no. Tutto quello che è successo nel numero zero, rimane nel numero zero, viene accennato qualcosa in Justice League of America sul passato di Selina e della sua presunta identità rubata, ma sembra più che altro che solo Geoff Johns si sia ricordato di ciò, perché Ann Nocenti non riprenderà mai più nessuno degli argomenti introdotti.


E la capacità di Ann Nocenti di seguire una continuity è pari alla mia attenzione durante le lezioni di matematica quando andavo ancora alle superiori. Judd Winick, lasciando Catwoman, lascia la storia con uno spunto per proseguire, un po' come fatto anche su Freccia Verde sempre prima dell'arrivo di Nocenti, oltre a cento interrogativi, del tipo: chi cacchio era Spark, alla fine? Ovviamente, la scrittrice se ne sbatte e prosegue verso la sua strada, incrociandosi con Joker per il crossover Morte della Famiglia, dove -indovinate un po'- è scritto così di merda che alla fine, anche Joker dice "non ho idea di perché abbia perso tempo con Catwoman". Sì, perché ovviamente in Catwoman il piano di Joker è tutto un gioco degli scacchi, con tanto di pedine giganti su tutta Gotham con delle vittime messe apposta proprio per Catwoman che ha l'obbligo di salvarli. Chissà perché, poi. Un altro bell'esempio della capacità di Nocenti di seguire una continuity è quando decide di far morire la sua vecchia amica Lola in un'esplosione, quando invece Winick aveva già mostrato nel suo numero 2 come questi fosse stata uccisa da Bone.

Credetemi quando dico che provo a trovare dei lati positivi a questa serie senza riuscirci. Non si limita soltanto sulla totale noncuranza della continuity e sulla storia scritta male, ma anche del personaggio di Catwoman, totalmente stravolto e decisamente anche poco lineare. Da quella che dovrebbe essere una ladra super-tosta, una donna con gli attributi, questa Selina (o Irina, boh) non perde tempo per cadere nel vittimismo, piange praticamente un numero sì e l'altro pure, senza contare il fatto che pare abbia da ridire su qualsiasi cosa, facendo concorrenza all'utente medio di Facebook. Come se non bastasse, più volte Catwoman manifesta un chiaro disturbo borderline. Un bel passo indietro, se consideriamo che Judd Winick aveva descritto pochi numeri prima come Selina avesse almeno un minimo di controllo emotivo. Vogliamo parlare dei dialoghi? Forse, stendere un velo pietoso è l'unica cosa che ci rimane da fare, provate a sfogliare l'albo in fumetteria, leggete una pagina a caso e chiedetevi se la gente parla realmente in quel modo.

Concludendo, posso dire che ho passato gli ultimi anni della mia vita a visionare film e leggere fumetti di dubbio gusto, spesso insensati e stupidi, ma una differenza con Catwoman c'è: quelli erano film e fumetti fatti apposta in modo stupido, Ann Nocenti è convinta forse di fare un buon lavoro su Catwoman, ma dovrebbe seriamente dare uno sguardo alle opinioni dei fan. Sì, perché io non sono l'unico a criticare la sua gestione. So che molta gente potrebbe pensare "ma sì, tanto chi se ne frega, è di Catwoman che si parla", ma credo che un minimo di attenzione per quei personaggi che per molta gente ha veramente importanza gli sia dovuta. Quindi, mi appello in una preghiera alla DC: vi prego, fate fuori Ann Nocenti, che non ho voglia di lanciare fumetti dalla finestra!
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Review: Man of Steel

"Darai agli abitanti della Terra un ideale per cui battersi; si affretteranno a seguirti, vacilleranno, cadranno... ma col tempo, si uniranno a te nella luce."
Rappresentative sono le parole che il padre di Kal, Jor-El, indirizza al figlio. Il senso intero di Man of Steel si può dire giri attorno ad esse. Questa settimana è uscito al cinema l'ultimo film dedicato a Superman, diretto da Zack Snyder e scritto da David S. Goyer, che va a rilanciare il marchio del primo supereroe di sempre, dopo la parentesi negativa del 2006 di Superman Returns. Non c'è molto da discutere, a conti fatti L'Uomo d'Acciaio è su altri livelli, decisamente altissimi, rivelandosi un capolavoro supereroistico che riesce a mescolare l'azione da cine-comics che si è potuto vedere in The Avengers e il simbologismo che tanto è stato acclamato nella trilogia Batmaniana di Christopher Nolan, il quale tra l'altro ha prodotto e supervisionato anche questa pellicola. Chi ha visto il film, può procedere tranquillamente nella lettura di questa recensione, per gli altri consiglio di stare attenti in quanto ci sarà qualche spoiler, soprattutto riguardo il finale.


Avevo grandi aspettative per questo film, e sono contento di dire che sono state confermate a discapito di quanto capitò per The Dark Knight Rises, di cui non rimasi totalmente deluso, però mi aspettavo qualcosa in più. Man of Steel, invece, incarna esattamente l'ideale di Superman e ne mette in mostra il suo lato più forte, e non riguarda i suoi super-poteri bensì la sua umanità. Perché prima di tutto Superman è umano, sebbene sia nato su un pianeta lontano popolato da esseri decisamente più evoluti rispetto ai terrestri, e questa sua umanità gli è stata trasmessa dai suoi genitori adottivi, Jonathan e Martah Kent, interpretati da Kevin Costner e Diane Lane, che gli hanno insegnato a convivere con i suoi poteri, accettarli e utilizzarli al meglio, per difendere l'umanità e non per suo tornaconto. In realtà, la caratterizzazione dei genitori di Clark è anche molto più complessa, e differente da quella cartacea; non più descritti come i genitori perfetti, ma semplicemente umani, in tutti i loro difetti, e ne è a dimostrazione Jonathan Kent che insegna al figlio di non manifestare i suoi poteri, perché la gente non capirebbe, perché l'umanità non è pronta, ma nel complesso il loro ruolo rimane fondamentale e incisivo sulla personalità del giovane kryptoniano.

Il realismo in Man of Steel è molto presente, non viene tralasciato in nessun aspetto, e viene data la risposta a numerose domande che in una persona qualunque risulterebbe logica, facendo in modo che numerose persone, all'interno del film, vengano a conoscenza dell'identità di Superman (sebbene molti non conoscono il suo vero nome, in fin dei conti). Il dramma di un bambino emarginato che si ritrova con dei poteri ingestibili nemmeno è lasciato da parte, e ancora una volta sono i genitori che fanno in modo che egli impari a gestirli. Ma un bambino del genere, che posto può avere nel mondo? Jonathan Kent non gli dice mai la strada da intraprendere, non lo indirizza, ma gli ricorda sempre che qualunque sia il ruolo che il figlio sceglierà, inciderà moltissimo sull'umanità. "Devi decidere che tipo di uomo vorrai diventare". Il ruolo del genitore non è limitato solo a coloro che lo hanno cresciuto, ma anche ai genitori biologici, in particolare al padre Jor-El, il quale incide definitivamente il carattere di Kal-El e gli ricorda le sue radici kryptoniane dandogli un ruolo ben specifico: far rivivere la loro razza, ma non nella maniera di Zod che punta alla conquista e alla distruzione, ma ricordandone i lati migliori. Prendere il meglio dalla razza umana e quella kryptoniana, e far nascere un popolo migliore, rigoglioso nella conoscenza e di forti ideali morali.

E lì dove i padri giocano un ruolo importante, anche le madri non vengono da meno. Commovente la scena in cui Lara Lor-Van dice addio un'ultima volta al figlio, spedito nello spazio verso il pianeta Terra; anche lei, come Jor-El sa cos'è meglio per il futuro della sua razza, acconsentendo di regalargli un'esistenza che può farlo aspirare a qualcosa di grande mettendo da parte l'amore che prova nei suoi confronti, salvandolo dalla distruzione di Krypton. Martha Kent, invece, rappresenta lo stereotipo della madre amorevole, ma non della martire. Ancora una volta, andando a cercare tra le scene memorabili c'è quella in cui lei, con la casa semi-distrutta, raccatta solo gli album fotografici, esclamando "la casa la potremmo ricostruire, sono solo oggetti", quasi come preservare non solo i ricordi dell'infanzia di Clark, ma la sua umanità. Il film, per chi come me è alla ricerca di dietrologie e simbolismi, è ricco di riferimenti del genere, e forse il più evidente è durante la scena di volo. Impossibile non notare, infatti, l'espressione di Clark quando impara a volare, il suo sorriso, il suo entusiasmo, ancora una volta la sua umanità traspare.


Tuttavia il film, nonostante questi aspetti sono tipici dei classici film lenti, è ricco d'azione. L'intero film, a dire il vero ne è piena. Scene di lotta intense, non confusionarie, accompagnate da degli effetti speciali veramente ben fatti, tali da far sembrare il volo di Superman quasi naturale, così come il resto dei suoi poteri, che - a proposito - ci sono tutti: dalla vista calorifica a quella telescopica, dal super-soffio a quella a raggi x! Forse chi non ama particolarmente i disaster movie e la distruzione che si portano dietro, avrà un po' da ridire con la scia di distruzione che Superman "attira" tra Smallville e Metropolis, ma ricordiamoci che è di Superman che parliamo, e che sta affrontando dei kryptoniani, esseri che posseggono la sua stessa forza. Inoltre non dimentichiamoci che si tratta sempre di un cine-comics, questo susseguirsi di scene d'azione è roba di tutti i giorni nel mondo dei fumetti, ma non per questo è un aspetto che rende la pellicola scadente. Lì dove Avengers peccava di essere solo un film con tutta azione e una trama scarsa, Man of Steel ha quel tocco in più che lo rende un capolavoro di film soprattutto dal punto di vista intellettuale. L'unica pecca, è che sembra che tutto scorra in maniera molto veloce ma, riflettendo su ciò che la sceneggiatura ci riporta e al significato morale che viene dato sull'immagine di Superman, i cosiddetti "plot holes" vanno a farsi benedire, in quanto tutto può trovare un significato logico. Ovviamente, sotto questo aspetto si può trovare lo zampino di Christopher Nolan, in quanto nella stragrande maggioranza dei suoi film l'aspetto "logico" e riflessivo è sempre stato caratteristico.

Tornando alla descrizione dei personaggi, ovviamente non lasciamo da parte Lois Lane, interpretata da Amy Adams, che ben si adatta al ruolo dell'intrepida giornalista nonché donna con un gran bel paio d'attributi, e che svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo del personaggio di Superman. È proprio grazie a Lois, infatti, che Superman decide di battersi per l'umanità, è lei che dona speranza all'Uomo d'Acciaio mostrandogli che anche gli umani sono pronti a fare del bene, aspetto che viene messo anche in risalto dal giornalista Steve Lombard e il capo redattore Perry White, interpretati rispettivamente da Michael Kelly e Laurence Fishburne.
Per quanto riguarda i nemici, mi dilungherò in particolar modo su Zod e Faora, come giusto che sia, senza però dimenticarci di altri personaggi ben riconoscibili quali Jax-Ur e quello che io ho attribuito a Non, il bruto che accompagna Faora nella battaglia a Smallville. E parlando proprio di Faora, poco prima di vedere il film, ho letto parecchie lodi sull'interpretazione di Antje Traue e non posso far altro che aggiungermi al coro. Non è solo per il fatto che il personaggio di Faora sia ben riuscito, e nemmeno perché praticamente massacra Superman per buona parte del film, ma è l'interpretazione. Malvagia, senza morale, letale, stronza fino all'osso, e tutto questo traspare alla perfezione nelle espressioni dell'attrice, che dona al personaggio più credibilità. E Zod, invece... davvero, non ci sono parole. Fa quasi dimenticare l'ottima interpretazione di Terence Stamp in Superman II. Michael Shannon e Antje Traue sono due dei migliori cattivi apparsi sul grande schermo proprio grazie alle loro interpretazioni, coinvolgenti e malvagie al punto giusto.


Lì dove trama, effetti visivi e cast sono stati eccellenti, non è da tralasciare l'aspetto comparativo tra cinema e fumetto. Personalmente, sono il primo che cerca di non fare comparazioni, in quanto un film non potrà mai rispecchiare totalmente un fumetto o libro che sia, tutto ciò che si può fare è adattare, e talvolta va anche reinterpretare. E qui, le reinterpretazioni non mancano, a partire dalla visione di Krypton data da Zack Snyder, che è tutt'altro che orribile. Un misto tra un luogo altamente tecnologico a puramente fantastico, popolato da creature che sembrano sbucate da un racconto fantasy e da un design decisamente moderno e che sa dare quella sensazione appunto di 'alieno'. E non solo nella caratterizzazione del pianeta, ma anche dai costumi, dal design delle navette, e da come viene descritta la società kryptoniana. Dal punto di vista della trama, la storia di Superman non subisce molte variazioni, se non nella faida tra Zod e Kal-El, con il primo deciso ad impossessarsi del codice genetico kryptoniano racchiuso nelle cellule di Superman. Infine, potrei benissimo sbagliarmi, ma la scena in cui Superman va in chiesa a confessarsi con il prete mi ha ricordato parecchio la mini-serie Per il domani scritta da Brian Azzarello, che sia una citazione voluta o no, rimane comunque una delle scene chiave per il film.

Non mancano, poi, gli easter egg che rimandano alla LexCorp e a Batman, precisamente nella scena del combattimento tra Zod e Kal-El nello spazio quando entrambi finiscono su di un satellite che porta su il logo delle Wayne Industries. Per non parlare del robot Kelex, anch'esso citato nella scena su Krypton, mentre a quanto pare, c'è anche un easter egg riguardo Booster Gold, ma quello ammetto di essermelo perso. Per concludere, passiamo ad un ultimo aspetto della pellicola, precisamente nel finale, e qui vi consiglio di smettere di leggere questo paragrafo, se non volete rovinarvelo. Come è stato abbastanza chiaro durante tutto il film, Superman alla fine decide di combattere per l'umanità, seguendo il sogno del suo padre kryptoniano di unire il meglio delle due razze, e il suo ultimo atto che consoliderà il suo status di salvatore della Terra è quando uccide il suo nemico che a sua volta sta per uccidere degli esseri umani. Un lato di Superman che raramente è stato mostrato in ogni sua interpretazione. Il gesto che compie, tuttavia, non è per niente facile da affrontare per Clark, il quale è visibilmente scosso, nonostante lui abbia agito per salvare delle vite, e a dimostrazione del suo dolore per quell'atto estremo, non a caso arriva Lois a consolare Superman. Certamente, questo andrebbe a spezzare l'unica regola di ogni supereroe, anche se oggigiorno tale regola è messa in atto solo da pochi, ma dal punto di vista del film e del senso che gira attorno ad esso, non si spezza nulla. Superman rimane ancora l'eroe che deve ispirare l'umanità a dare il meglio di sé.


Man of Steel, in linea di massima, è un film veramente fatto bene, mantiene il ruolo di Superman intatto, e trasmette alla perfezione il suo messaggio. Per quanto riguardo l'impatto visivo, non c'è motivo di dibattere: costumi, effetti speciali e le espressioni degli attori riescono a coinvolgere in una maniera a dir poco perfetta. Ho trovato solo poche pecche nella pellicola; una è legata alla velocità in cui tutto avviene, certo il tutto è facilmente riconducibile utilizzando la logica, però dà come l'impressione che tutto avvenga in fretta, e poi, la scena dell'uragano a Smallville l'ho giudicata un po' troppo forzata, come se fosse un'esagerazione, e sono sicuro che quando la vedrete capirete il mio punto di vista. Infine, dopo aver speso tante parole sul resto del cast, di certo non mi stavo dimenticando del protagonista; nonostante per la prima volta Superman sia stato interpretato da un attore non americano (Henry Cavill è inglese), esso è adattissimo al ruolo, tanto che spero di rivederlo in futuro in un sequel. Sequel che sarà molto probabile, in quanto pare che in caso di riscontro positivo da parte del pubblico ne avrà almeno due (andando a formare una nuova trilogia, insomma), e il film finora nella prima settimana ha incassato 116 milioni di dollari solo negli USA. Quindi ci sono buone speranze, anche se devo ammettere che il mio sogno sarebbe un film sulla Justice League. Nel frattempo, invece di fantasticare, vi consiglio di dare una chance a L'Uomo d'Acciaio, un film che sicuramente piacerà ai fans dell'azzurrone e a chi ricerca un buon cine-comics un po' più impegnato rispetto a quelli in circolazione finora!

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Secret Files: Zod

Villains, ogni supereroe che si rispetti ha la sua lunga lista di nemici ricorrenti, e tra questi è quasi d'obbligo la presenza di una nemesi, il nemico più pericoloso dell'eroe di turno. Subito dopo la nemesi, troviamo gli esatti opposti dell'eroe, quelli che posseggono gli stessi poteri e abilità e che li usano per fare del male. Batman ha Prometheus, Flash ha l'Anti-Flash, e Superman il Generale Zod.  Il nome vi dice qualcosa? È impossibile non averlo mai sentito nemmeno solo nominare. Reso famoso nel lontano 1978 dalla pellicola diretta da Richard Donner, Superman, il personaggio di Zod è tornato sulla bocca di tutti proprio grazie a L'Uomo d'Acciaio (Man of Steel), film in uscita a breve nelle sale italiane. Ma, al di là delle pellicole cinematografiche, il ruolo di Zod nei suoi 52 anni di vita editoriale ha avuto parecchia sfumature; sarà interessante quindi andare ad approfondire il suo personaggio, in modo tale da far conoscere anche a chi non 'bazzica' molto il mondo di Superman.


"Inginocchiati di fronte a Zod". Questa è la frase resa celebre da Terence Stamp nella primissima pellicola dedicata all'azzurrone datata 1978. Una frase a effetto, non c'è che dire; se poi andiamo ad analizzare il personaggio, ci rendiamo anche conto di come sia rappresentativa. Pieno di sé, autoritario, e sì anche carismatico, Dru-Zod nasce nell'aprile 1961 sul numero 283 di Adventure Comics dalla mente dello scrittore Robert Bernstein e dalle matite di George Papp in una storia dove un giovane Clark Kent (nelle vesti di Superboy) trova per la prima volta il proiettore della Zona Fantasma finendoci erroneamente intrappolato facendo la conoscenza del Generale. Lì scopre di come Zod fosse un decoratissimo generale di Krypton, esiliato nella Zona Fantasma dopo che questi, dopo aver distrutto una luna di Krypton, Weghtor, tentò di conquistare Krypton con un esercito di robot con le sue sembianze. Liberato da Superboy e potenziato dai raggi del sole giallo, che come sappiamo donano particolari poteri ai kryptoniani, decide di conquistare la Terra, ma viene fermato dal giovane Kal-El che di fatto lo rispedisce nella Zona Fantasma.

La caratterizzazione di Zod nel corso degli anni è stata parecchie volte riveduta, basti pensare al suo aspetto in epoca pre-Crisi, decisamente con un look più da "generale terrestre" richiamanti un po' quello stile da fascista che Zod dovrebbe incarnarne gli ideali. Tuttavia Zod, sebbene non sia apparso poi così tanto spesso sulle testate DC, ha sempre giocato un ruolo molto particolare come nemico di Superman. Egli infatti rappresenta ciò che Superman potrebbe diventare se fosse più legato al suo retaggio kryptoniano. Con la distruzione di Krypton e le abilità acquisite grazie al sole giallo, Zod si chiede come mai Kal-El non si appresti a conquistarlo, in quanto gli abitanti della Terra sono considerati poco evoluti dai membri della sua razza. Il conflitto tra i due prende spunto proprio dal contrasto dei loro stessi ideali, contrasto che col passare del tempo è andato via via sfumandosi, rendendolo più sottile, ma mai inesistente. Il primo cambiamento radicale di Zod lo abbiamo proprio nella pellicola diretta da Richard Donner, che ha influito non poco nella caratterizzazione futura di Zod; venuto a sapere della distruzione di Krypton, Zod e i suoi alleati (Non e Ursa) si ritrovano sulla Terra dotati di poteri straordinari, e resosi conto dell'inferiorità dei terrestri in ogni campo (evolutivo e di progresso) decide di farlo suo e far nascere una nuova società modellata a sua immagine. D'altronde, la megalomania di Zod non è mai sparita! Nel film viene anche introdotto per la prima volta una faida più personale tra Kal-El e Zod: è infatti a causa di Jor-El che i tre vengono rinchiusi nella Zona Fantasma.


Quando l'Universo DC fu riavviato con Crisi sulle Terre Infinite, venne deciso che Superman sarebbe dovuto essere l'ultimo kryptoniano. Ciò significò: niente più Krypto, niente più Supergirl, Power Girl e ovviamente niente più Zod. Ma dal momento in cui Krypto da "super-cane" divenne un normalissimo cane terrestre e Power Girl un'atlantidea, venne introdotta la "dimensione tascabile", una realtà alternativa dove un Generale Zod (rappresentato come in era pre-Crisi) governa un mondo in cui Kal-El morì poco prima dell'arrivo di questi. L'unico a combattere contro il despota è Lex Luthor, il quale per contrastarlo crea Matrice (colei che, portata in salvo da Superman, assumerà l'identità di Supergirl per un bel po' di tempo). Superman, finito in questa dimensione, affronta Zod arrivando ad ucciderlo con la kryptonite, che non ha effetto su di lui in quanto proveniente da una dimensione parallela. Da notare come si tratti della prima volta in cui Superman uccide qualcuno, facendo nascere in lui un profondo senso di colpa che lo costringe ad un auto-esilio nello spazio, terminato solo dopo l'incontro con l'alieno Cleric (custode dell'Eradicatore) che lo rassicura dicendo che le sue azioni sono state comunque mosse dal senso di giustizia.

In seguito, Zod apparirà altre tre volte in altrettante versioni differenti prima di ritornare nella sua forma canonica finale. Il primo, appare nel 2001 durante lo story arc Ritorno a Krypton, in cui Zod (rappresentato nuovamente in versione pre-Crisi) è deciso a conquistare la città bottiglia di Kandor in una realtà alternativa creata da Brainiac-13; verrà poi sconfitto da Superman e Jor-El. Il terzo Zod invece si discosta totalmente dal generale di Krypton, anzi addirittura ha origini umane le quali sono collegate direttamente a quelle di Superman durante il suo arrivo sulla Terra. Figlio di due cosmonauti russi la quale navetta fu investita dal razzo di Kal-El ed esposti alle radiazioni da kryptonite, Avruiskin è praticamente soggetto ad esse ed acquisisce grosso modo gli stessi poteri di Superman ma sotto ad un sole rosso, indebolendosi a quello giallo. Cresciuto in un laboratorio del KGB sotto il nome in codice "Zed" si procura un'armatura che filtra i raggi del sole e si auto-proclama sovrano dello stato sovietico del Pokolistan. Arriva poi a sconfiggere Superman e mette in atto il suo grande piano: trasformare il sole della Terra in un sole rosso, ma grazie all'aiuto di Lex Luthor, il piano fallisce e Superman lo sconfigge rifiutandosi però di ucciderlo. Tuttavia, questa nuova versione distorta di Zod vede la morte ugualmente sprigionando tutto il suo potere contro Kal-El invano.

L'ultima versione di Zod, infine, appare durante la mini-serie Per il Domani di Brian Azzarello, rappresentato come un uomo anziano e calvo. Superman crea una versione alternativa della Zona Fantasma con lo scopo di ricreare una sorta di 'paradiso vivente', ma viene attaccato da Zod che a differenza delle versioni precedenti, non viene da nessuna dimensione parallela. Tuttavia, dopo Crisi Infinita il personaggio di Zod viene reintrodotto, cancellando di fatto questa nuova versione.


Cosa abbiamo imparato finora del Generale Zod è una cosa: in ognuna delle sue versioni, questo non è altro che un individuo che possiede gli stessi poteri di Superman, ma lotta per ideali ben diversi, e intende sottomettere l'umanità piuttosto che servirla. Inutile dire che, nel corso degli anni, l'unica figura rimasta intatta nella mente collettiva dei fan è stato il Zod interpretato da Terence Stamp, la cui celebre frase "Kneel before Zod" (Inginocchiati di fronte a Zod) è rimasta impressa quasi quanto il personaggio stesso, basti pensare ai meme che circolano nel web o i continui riferimenti ad esso in altri programmi televisivi, videogames, eccetera. Presi coscienza di ciò, Geoff Johns, insieme all'aiuto proprio del regista di Superman Richard Donner, reintroduce per l'ennesima volta Zod nell'Universo DC prendendo come spunto proprio il Zod cinematografico, rendendo la sua figura epica tanto quanto lo era nei due film. Ora Zod non è solo un despota fascista: è più simile a Superman ma è legato al suo retaggio kryptoniano, ed è un elemento che nel corso della gestione di Johns viene messo in risalto più volte.

Ciò che Zod diviene sotto il genio creativo di Geoff Johns è un personaggio complesso; non vuole conquistare la Terra per semplice egoismo o megalomania, Zod sa di possedere dei poteri illimitati e di vivere in un mondo popolato da esseri inferiori che dovrebbero, appunto, inginocchiarsi di fronte a lui. E ciò che rende Zod addirittura superiore a Superman è la sua conoscenza di tattiche militari nonché stili di combattimento kryptoniani, abilità che Kal-El non possiede. Istruzione e disciplina militare. Insomma, dopo anni di rivisitazioni, Dru-Zod diviene il personaggio di grande spessore che merita di essere. Basandosi proprio sulla pellicola di Donner, Zod viene imprigionato da Jor-El nella Zona Fantasma insieme a Ursa e Non, quest'ultimo che subisce addirittura una lobotomia proprio per merito di Jor-El. Libero dalla sua prigione, Zod mette in ginocchio l'intero pianeta, non prima però aver imprigionato Kal-El nella Zona Fantasma. Ovviamente, l'Uomo d'Acciaio si libera e rispedisce il Generale nella Zona Fantasma, anche se non per sempre. Di fatti, quando Superman libera i Kandoriani dalla città in bottiglia, è questione di tempo che i kryptoniani rifiutino di convivere con i terrestri, liberando quindi Zod per poi trasferirsi su un pianeta artificiale ricreando Nuovo Krypton.

Durante lo story arc di Nuovo Krypton si ha modo di approfondire ancor di più il personaggio di Zod, il quale, visto come un eroe di guerra dal popolo kryptoniano, viene messo in risalto il suo orgoglio verso la sua razza, anche se poi la sua natura megalomane prevarrà arrivando ad architettare uno stratagemma per dichiarare guerra alla Terra e distruggere il pianeta del suo odiato rivale. Zod verrà poi rispedito definitivamente nella Zona Fantasma, questa volta dal suo stesso figlio Lor-Zod (Chris Kent).


Il personaggio di Zod è stato più volte rivisto soprattutto sotto l'aspetto estetico. Ora avremo modo di vederne una nuova versione, questa volta interpretato da Michael Shannon in Man of Steel, film che è stato già presentato come un capolavoro assoluto di cine-fumetto, e che ha ricevuto anche parecchie lodi da critici e appassionati del genere. E come se non bastasse, Zod sarà anche il prossimo personaggio scaricabile di Injustice: Gods Among Us, un power character con una super distruttiva e con un look che si rifa grosso modo un po' a tutte le versioni del personaggio (calvo come in Per il Domani, indumenti simili ai due Superman di Richard Donner e occhialini inseriti nella versione di Geoff Johns). Vogliamo ancora di più? Per il Villains Month della DC questo prossimo settembre avrà un numero dedicato proprio al Generale che di fatto verrà introdotto all'interno dei Nuovi 52. Insomma, non ne avremo mai abbastanza di Zod e del suo personaggio megalomane e crudele, e non possiamo far altro che inginocchiarci tutti al suo cospetto...
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